Considerato che questo è il primo numero del Giornalino del Comune in cui, anche i gruppi consiliari presenti nell'assise comunale, possono esprimere il loro pensiero, riteniamo non superfluo fare un minimo di presentazione.
Chi siamo, quali obbiettivi ci prefiguriamo di raggiungere, come intendiamo operare, ma soprattutto con chi cerchiamo di percorrere la strada necessaria a raggiungere i nostri ( e io dico anche i vostri ) obbiettivi.
Noi vogliamo realizzare una nuova società, liberata dalla sopraffazione nel lavoro, nell'economia, nelle relazioni sociali, con al centro la sensibilità delle donne, la forza e l'entusiasmo dei giovani, la determinazione dei lavoratori, la rabbia degli oppressi e l'esperienza degli anziani.
Siamo un Partito aperto e ciò che vi proponiamo non vogliamo propinarvelo.
Il pensiero comunista originale, è stato oggetto nel passato,di tali e tante distorsioni da renderlo improponibile così come si è realizzato in alcuni paesi, ha avuto influenze oppressive e negative che lo hanno snaturato.
Ha saputo però, introdurre cultura di lotta e speranza in una società diversa, più civile, più giusta tra i deboli e i diseredati del mondo.
Ecco perché, oltre a Comunista si è aggiunta la parola Rifondazione non a caso, liberato dalle incrostazioni del passato, nella ricerca in strumenti di analisi, nella voglia di riscatto degli uomini e nelle donne del mondo industrializzato e capitalista, che globalizza i suoi profitti, a favore di una casta sempre più ristretta nel mondo, con strumenti che noi conosciamo bene e cioè, sfruttamento dei lavoratori subordinati, e quando non basta con le guerre, mascherandole il più delle volte dietro la scusa di lotta al terrorismo, così da consentire di arricchire sempre più e sempre in meno i soliti tutt'altro che ignoti.
Noi abbiamo bisogno di socialità e così sta emergendo anche nella popolazione italiana e mondiale, per questo noi siamo aperti al confronto con il movimento, che a nostro avviso sta cercando di rappresentare in modo ancora un po' disordinato e improvvisato, la richiesta di soddisfacimento dei bisogni della gente.
Questo bisogno lo affrontiamo, con la rifondazione di un partito comunista grande, moderno, come dice spesso il nostro segretario Fausto Bertinotti "un partito capace di cambiare lo stato di cose esistenti". Ciò, a cominciare dalle piccole cose quotidiane sul territorio e nei luoghi di lavoro.
La nostra coerenza ci ha permesso di stare fuori da schemi, spesso ipocriti e opportunistici di chi, anche a sinistra, concepisce la politica come strumento del potere a prescindere(come diceva il grande Totò), dagli effetti, che tale politica produce sulle condizioni di vita delle persone, quelle stesse che non fanno parte di un ambito affaristico, commerciale, aziendale, piccolo o grande che sia, illegale o clientelare che sia.
Noi ci rivolgiamo a tutti i cittadini, per proporre la partecipazione ad una comunità aperta che chiamiamo "Partito" senza finanziamenti, illegali o da quelli dei potenti, con l'impegno di tanti iscritti, che volontariamente ci finanziano. Un partito, una comunità di donne e uomini liberi di sostenerlo, anche solo iscrivendosi e votandolo.
Come e con quali strumenti intendiamo cominciare o per meglio dire, ricominciare a rendere possibile il nostro progetto? Ricominciando da "6" cioè i sei referendum per la civiltà democratica.
Nei prossimi giorni, inizierà la raccolta delle firme promossa da Rifondazione Comunista, da categorie della CGIL, dalla sinistra dei DS, dai COBAS, da varie associazioni e dal movimento NO-GLOBAL.
Il riaffermare i diritti del mondo del lavoro,è al centro della battaglia referendaria, ed impegnerà tutti i cittadini che intendono aderire; in tre mesi bisogna raccogliere 600.000 firme per poter poi andare al voto nella primavera del 2003.
La battaglia della sinistra nella sua accezione più ampia e della CGIL, vuole fermare l'attacco che il" cavaliere" ed i suoi alleati politici ed imprenditoriali, ai diritti elementari di chi lavora, vuole estenderli anche a chi oggi non né ha, come coloro che lavorano in imprese sotto i 15 dipendenti, i lavoratori precari e gli interinali, per futuri diritti a disoccupati, a futuri lavoratori.
L'iniziativa dei referendum, vuole smontare la demagogia padronale che difenderebbe solo i diritti di chi già li ha (ma anche questo è tutto da dimostrare) per estenderli a tutti i cittadini italiani che dipendono esclusivamente per vivere dal loro salario.
Se vinceremo insieme i referendum sui diritti stabiliti dallo statuto dei lavoratori, impediremo il tentativo del governo e delle aziende pubbliche e private, di delegittimare con l'attacco all'art. 35 dello statuto stesso, il ruolo del sindacato, mettendo in pericolo la sua stessa sopravvivenza, come sistema democratico di rappresentanza dei diritti dei lavoratori.
Se perderemo i referendum come, avvenne nel 1984 sulla contingenza, che ha ridotto i nostri salari e le nostre pensioni, a variabile dipendente da enormi profitti realizzati in questi anni dal padronato e dalle finanziarie governative, ci sarà l'immediata soppressione dei contratti nazionali di lavoro, per dividere i lavoratori e l'interesse del loro insieme.
Questo è ciò a cui mira il tragico trio BFB (Berlusconi Fini Bossi ); il loro attacco ai capisaldi della dignità del benessere sociale, con la libertà alle imprese di decidere delle nostre condizioni di vita e di salute, dentro e fuori dei luoghi di lavoro, vogliono imporre un sistema nel quale l'ambiente è compresso e sottoposto agli interessi degli speculatori e delle imprese. L'aria, l' acqua, il territorio, considerati non più come elementari e naturali elementi, ma fattori di affari e la loro difesa, dipendente da misure politiche localistiche, più facilmente assoggettabili ai lori interessi e profitti.
Per rendere più facile il raggiungimento dei loro obbiettivi, hanno bisogno di un popolo suddito ed ignorante; ecco allora, il progetto di trasformazione della scuola, non più come luogo di conoscenza e di maturità democratica, ma sopra ogni cosa primo passo per una selezione di classe, a favore degli interessi del capitale e dei suoi sacerdoti, a scapito delle classi più deboli e povere, così da poterle sfruttare meglio.
I referendum saranno l'occasione per riprenderci la nostra dignità e costruire il nostro futuro di uomini e donne liberi e affrancati da ogni sopruso e da ogni sfruttamento.