L'archivio storico del Comune di Chieri è, nel suo genere, uno dei più ricchi e preziosi d'Italia: il documento più antico risale al 1194 ed è il testo di un accordo commerciale tra Asti e Chieri. Ma la sua vera ricchezza è costituita dalla documentazione ininterrotta delle vicende del territorio dal XIII secolo fino ai giorni nostri.
I verbali delle sedute comunali dal 1328 agli inizi del '900, gli statuti civili e criminali emanati dal Comune nel XIII secolo, i catasti, i tipi (mappe e carte topografiche), i manifesti: più di 400 metri lineari di volumi e 20 di pergamene, che negli anni hanno interessato studenti, professionisti e ricercatori.
Un patrimonio che ha attirato l'attenzione di Regione, Provincia e Soprintendenza archivistica di Piemonte e Valle d'Aosta.
L'archivio di Chieri, insieme a quelli di Moncalieri, Carmagnola e Carignano, è diventato capofila di un progetto pilota per la realizzazione di un vero e proprio "Polo archivistico" che metterà in rete il patrimonio di 27 Comuni. Le sovvenzioni e il patrocinio degli enti pubblici consentiranno di completare un catalogo digitale dei documenti, allestire mostre e realizzare indispensabili restauri a volumi e pergamene. Lo scopo: rendere gli archivi storici sempre meglio consultabili e più valorizzati, dal momento che essi sono innanzitutto proprietà pubblica, aperta a tutti i cittadini.
In questa direzione, si è dimostrato quanto mai opportuno il trasferimento dell'archivio in area Tabasso, accanto alla nuova biblioteca comunale.
La prima sede, nel lontano 1313, fu la Masseria di San Benedetto, nella zona dell'attuale Ospedale Maggiore. I monaci si occuparono dell'archivio fino al 1720, quando il Comune affidò l'incarico a un dipendente pubblico e l'archivio fu trasferito nel Municipio.
Da lì si mosse soltanto nel 1980, per raggiungere la biblioteca comunale in via Demaria.
Il trasferimento in area Tabasso è storia dell'anno scorso, anche se la collocazione all’interno del complesso non è ancora definitiva.
In vista dell'ultimissimo trasloco nell'ala ristrutturata, gli archivisti stanno completando la schedatura di quanto ancora non rientra nell'inventario.
Un'opera colossale, iniziata molti anni or sono da Filippo Ghirardi, archivista "storico" del Comune e anima dell'archivio stesso. Oggi la sua opera è portata avanti da due giovani laureati e specializzati in archivistica, Teresa Torricini e Vincenzo Tedesco, che ogni giorno accolgono laureandi, studiosi di genealogia, insegnanti e persino bambini, che vengono a scoprire i "segreti" dell'archivio.
Filippo Ghirardi, la penna bianca dell'ufficiale Alpino al servizio
delle penne che scrissero la storia
Nell'ottobre del 2001 il Comune di Chieri ha consegnato a Filippo Ghirardi, classe 1918, una targa "a ringraziamento del lavoro svolto nell'archivio storico cittadino". Ufficiale Alpino nella campagna di Russia, laureato in Giurisprudenza all'università di Torino, conservatore dell'archivio storico di Chieri dal 1974 al 2000, Filippo Ghirardi è l'anima stessa dell'archivio, memoria vivente dei documenti della storia, geloso custode, ma anche generoso tutore dei giovani laureandi che negli anni hanno trascorso tante ore, chini sulle pergamene che lui conosceva tanto.
"Ricevere da un'amministrazione comunale un riconoscimento per aver svolto né più né meno che il proprio dovere, non è cosa di tutti i giorni - commenta oggi Ghirardi - Significa che qualcuno ha capito il valore di quanto è stato fatto, al di là del mero incarico".
Quali sono le qualità di un buon archivista?
"Occorrono precisione, volontà e un pizzico di intelligenza - sorride Ghirardi - Custodire dei documenti significa conoscerli, individuarne l'importanza e la collocazione, non soltanto sugli scaffali dell'archivio, ma nelle maglie del tempo, negli avvenimenti della storia. Occorre anche tanta cura per preservarli materialmente dall'usura del tempo. L'archivista è custode di un tesoro pubblico, pronto a mostrarlo nei modi opportuni affinché continui ad essere patrimonio di tutti".
Ghirardi non è soltanto custode di documenti, ma di una memoria altrettanto preziosa: quella degli Alpini. Ufficiale al fronte, prigioniero in Russia, presidente del gruppo Alpini di Chieri…
"Ho portato uno zaino pesante, non soltanto durante la guerra. Se a volte vedete gli Alpini che sfilano per la città, non investiteli di retorica: siamo soltanto portatori del ricordo di altri ragazzi che non sono più tornati a casa. Custodi della memoria, come bravi archivisti della storia".