Durante le vacanze natalizie una delegazione ufficiale di cittadini chieresi, comprendente il Sindaco Agostino Gay, l’Assessore Liliana Viora ed i consiglieri comunali Gabriella Salvalaggio e Fausto Ferrari, si è recata a Nanoro per stipulare il gemellaggio con la cittadina del Burkina Faso.
La cerimonia si è celebrata il 29 dicembre alla presenza di una folta rappresentanza di autorità locali con la partecipazione dell’intera popolazione.
Con questo atto si estende all’intera Comunità chierese il legame che unisce Chieri a Nanoro da più di trent’anni.
Sono tre decenni, infatti, che gruppi di chieresi, stimolati e guidati da Fratel Albino e Filippo dei Fratelli della Sacra Famiglia di Villa Brea, danno il loro contributo per realizzare a Nanoro opere di primaria importanza, fra cui la scuola elementare inaugurata proprio in occasione del gemellaggio.
C’ero anch’io e sono stata fortunata.
L'occasione, fortemente voluta dal sindaco, di fare un gemellaggio con Nanoro mi ha permesso di vivere un'esperienza tra le più intense della mia vita.
Sapevo poco dell'Africa, quel minimo di conoscenze che ci arrivano dai giornali o dalla televisione. Avevo visto le diapositive di fratel Albino di Villa Brea che documentavano i progetti realizzati in quella parte del mondo, anche grazie al contributo dei chieresi e del Comune di Chieri. Il fattore dirompente è stato il passaggio dalla generica conoscenza all'esperienza di vita.
Improvvisamente ciò che sapevo non era solo conoscenza, ma soprattutto ciò che vivevo, gli occhi che incontravo, gli uomini e le donne con cui entravo in relazione. Le cose dalla testa sono passate al cuore, alla pancia. E qualcosa dentro di me si è trasformato.
Ho incontrato bambini piccoli che temevano la mia pelle bianca, bambine e bambini più grandicelli che, appena uscivi di casa, ti prendevano per mano e percorrevano un pezzo di strada con te, dovunque tu andassi; donne che lavoravano ininterrottamente per prendersi cura dei figli e delle figlie, per coltivare il miglio, per andare ai pozzi a prendere l'acqua, per occuparsi degli animali, per rendere le loro case di argilla e frasche il più accoglienti possibili.
Ho visto persone portatrici di handicaps che tali non erano nelle loro relazioni, nella loro capacità di mettere a frutto le loro potenzialità, o perlomeno che non soffrivano maggiori difficoltà di tutti gli altri, perché perfettamente integrati nelle loro piccole comunità. (Il prossimo progetto da realizzarsi e per il quale chiediamo la collaborazione di tutti i chieresi è di piantare un frutteto per dare occupazione ad alcuni di loro).
Ho visto 14 cooperative di giovani agricoltori e agricoltrici, che, dopo l'arrivo dell'acqua, (i progetti iniziali erano rivolti principalmente a costruire la diga e a perforare i pozzi) hanno fertilizzato dei terreni e ora coltivano migliaia di metri quadri di orto, e tutte le mattine, al levare del sole, sono chini con le loro zappe a dissodare quella terra dura, a togliere le erbacce, a raccogliere i frutti, incominciando a realizzare il sogno di passare da una pura coltivazione di sussistenza ad una di lavoro e commercio.
Tutto questo e altro ancora (abbiamo incontrato le maestre, un comitato dei genitori di una scuola, i corrispettivi dei nostri assessori, il prefetto, il re -capo indiscusso del popolo-, gli operatori del dispensario, le suore che si occupano dei bambini malnutriti e delle loro madri e insegnano loro pochi ma basilari elementi di igiene e di alimentazione) con un profondo atteggiamento di rispetto e ammirazione per quel popolo, i "mossi", pacifico, accogliente, che parla sempre a voce bassa che quasi mai si arrabbia, che nei loro discorsi ufficiali parla di amicizia e fraternità che oltrepassa le frontiere, che racconta del loro simbiotico rapporto con la terra, che è seriamente impegnato a migliorare la propria condizione di vita senza tuttavia sradicarsi dai propri valori.
Credo che sia giusto da queste pagine ringraziare chi nel corso di questi anni si è speso affinché altre persone potessero affrancarsi da una situazione di detestabile miseria, e chi, a livello istituzionale, ha creduto in questa possibilità. Ora non resta che andare a vedere con i propri occhi e, credete, ne vale la pena!
Gabriella Salvalaggio
(Comitato Nanoro)