Per definire il programma di sviluppo di un centro urbano occorre progettare il piano che ne disegni i contenuti sul territorio. Per questo, ogni città si dota di un Piano Regolatore Generale, strumento fondamentale per governare l'espansione urbana e industriale, la viabilità e i servizi. In una parola, la funzionalità dell'intero Comune. “L'ultimo Piano regolatore di Chieri è stato ideato in base alla legge del 1977 ed approvato nel 1997 - spiega l’assessore all’Urbanistica Piero Giovannone - Le date la dicono lunga sull'inadeguatezza dello strumento tuttora in vigore e spiegano le diverse "varianti" che, negli anni, si sono rese necessarie per adattare il Piano alle esigenze della città. Variante dopo variante, è giunta inesorabilmente l'ora di redigere un Piano nuovo, che raccolga le esigenze di Chieri, ne risolva i problemi e ne interpreti gli intenti futuri”. Pensando, quindi, al nuovo Piano Regolatore come ad uno strumento che andrà ad influire sulla vita di tutta la comunità, l'amministrazione ha pensato di coinvolgere i cittadini stessi nell'elaborazione concreta del documento. Prima che il Piano giunga in Consiglio comunale, associazioni, rappresentanti di categoria, costruttori e cittadini vengono coinvolti in riunioni di studio e confronto, attraverso i Forum dell'Agenda 21, per raccogliere le esigenze e le proposte di tutti, in modo che il documento approvato sia davvero rappresentativo degli obiettivi della collettività. La stesura concreta del Piano è stata affidata all'architetto Bruno Bianco, che in stretta collaborazione con l’Area Urbanistica diretta dall’arch. Borzone, ha già elaborato uno studio territoriale utile a tracciare gli obiettivi del nuovo documento.
Cosa distingue un buon Piano Regolatore?
"Per redigerlo non si può prescindere da uno studio del territorio e delle sue peculiarità. Chieri è una città dalle origini pre-romane, con una potente storia medievale ed un preciso sviluppo nell'era moderna e contemporanea. La città si configura oggi come un centro distinto e originale nel suo genere, autonomo per molti versi, integrato con il territorio circostante per altri: intorno a Chieri ruota un sistema locale di 21 comuni che fanno riferimento alla città della chiocciola per molti servizi, per il commercio, per il lavoro".
Come hanno influito i Piani regolatori del passato sulla città?
"Gran parte delle decisioni strategiche sull'allocazione delle principali funzioni urbane e sugli interventi infrastrutturali sono state decise con il Piano del 1968.Purtroppo nel 1970 sono state introdotte modifiche che hanno determinato una diffusione della residenza sul territorio con i conseguenti problemi della mancanza di infrastrutture. Il Piano del 1997 ha parzialmente fermato la dispersione della residenza, ma non ha affrontato i problemi e le contraddizioni conseguenti a quelle scelte".
Perché ne occorre uno nuovo?
"Essenzialmente per riannodare i rapporti di Chieri con il suo sistema locale, senza ambizioni di supremazia, ma nella convinzione che il proprio ruolo e le proprie scelte sono strettamente connesse con quelli del sistema locale chierese. Un ruolo confermato anche dai documenti di pianificazione regionali e provinciali, che identificano Chieri come "porta" orientale dell'area metropolitana e "porta" occidentale del sistema ambientale delle colline di Monferrato, Langhe e Roero. Un'ulteriore motivazione è fornita dal fatto che l'amministrazione ha voluto dotarsi di un Piano di Sviluppo Sostenibile, inteso come strumento per individuare strategie condivise di valorizzazione delle risorse e dell'ambiente, concertando azioni e interventi coerenti. Il Piano di Sviluppo si articola in una serie di misure, tra cui la riqualificazione e il potenziamento dell'assetto urbano, turistico, industriale, ambientale e agricolo, che toccano da vicino il Piano Regolatore".
Sviluppo o contenimento? Quali obbiettivi per il nuovo Piano?
"La scelta di uno Sviluppo Sostenibile sembra risolvere una volta per tutte l'annoso - e un po' forzato - dilemma tra chi vorrebbe una città isolata dal contesto (per evitare i problemi che l'integrazione con l'area metropolitana comporta) e chi pensa invece di integrarsi con il territorio in cui la città è di fatto inserita (osservando che Chieri è e resterebbe comunque a misura d'uomo, godendo in più delle opportunità che l'integrazione porta con sé). Un giusto equilibrio tra integrazione e localismo è l'obiettivo principale da perseguire con il nuovo Piano. Integrare Chieri, infatti, vuol dire non rinunciare al suo ruolo residenziale e produttivo, ma anche rafforzare la sua identità locale: Chieri come centro culturale, riferimento della Collina e delle sue produzioni tipiche. La promozione turistica rafforza e non disperde l'identità della città, anzi, permette anche di riqualificare ciò che di meno tipico vi è in Chieri, l'anonima periferia urbana, senza struttura e qualità".