In una situazione di estremo dinamismo, come quello che da qualche anno sta attraversando la nostra città, trovo difficile rinunciare a ricordare quello che è appena stato realizzato o che è in fase di realizzazione e a richiamare quello che sta per decollare ed ipotizzare nuovi ambiti di impegno.
Sarà perché costretto a scegliere dal poco spazio, sarà perché il mese di Agosto favorisce con la pausa estiva riflessioni di più ampio respiro, sarà perché mentre scrivo ricorrono i tre anni dalla morte di Beppe Berruto ma è al decennale del cambio storico d'amministrazione che, a sintesi del cambiamento nella nostra città, va il mio pensiero. Là, dove affondano le radici della Chieri che incomincia a prendere corpo. Quella che si era affacciata agli Anni Novanta era una Chieri rassegnata a perdersi nell'anonimato metropolitano, passiva nell'assistere alla progressiva diminuzione delle attività produttive ed alla trasformazione in città dormitorio; una comunità che nel suo star ferma si indeboliva tanto da non riuscire più a sostenere il buon livello dei servizi realizzati a partire dagli Anni Settanta.
Certo il perseguimento della rinascita non è stato esente da errori, ma è una realtà quella di una Chieri riconosciuta come uno dei centri più dinamici della Provincia di Torino, dove pur con fatica si sta imponendo un modello che contempera l'attenzione dello sviluppo delle attività produttive e delle infrastrutture con l'attenzione al mantenimento del livello dei servizi e alla conservazione delle sue peculiarità ambientali.
7 giugno 2003: inaugurazione della pista ciclabile Chieri-Riva
Una valutazione, la mia, basata sulla forte convinzione che Chieri ha intrapreso la strada giusta e che di qui a pochi anni, anche solo con il completamento delle opere già avviate, la vedrà più competitiva e più accogliente.
Una valutazione, tuttavia, che ha ben presente i rischi derivanti dalla situazione esterna. Chieri non è un'isola e, ancor più della possibilità di realizzare opere, preoccupano le eventuali difficoltà a sostenere i bisogni delle persone in conseguenza di nuove scelte sullo stato sociale da parte dello Stato.
La tendenza in atto a scaricare sui Comuni quote di servizio fin qui garantite dal Sistema Sanitario (cioè dallo Stato), a ridurre i servizi scolastici (ad esempio il Tempo Pieno nella Scuola Elementare) lasciando fondamentali bisogni delle famiglie senza risposte oppure ad impedire le assunzioni necessarie per far fronte per esempio ai bisogni di sicurezza, tutto questo non può che allertarci fortemente.
Ma prima che all'esterno è dentro la nostra comunità che dobbiamo trovare le risorse per affrontare i problemi che ci stanno di fronte. Non credo sia necessario fare l'elenco di tutto quello che è nelle nostre possibilità per alleviare le diverse criticità che riscontriamo nella quotidianità: ogni qualvolta qualcuno di noi lascia a terra, in presenza di cassonetti non ancora pieni, il sacchetto dei rifiuti non può non sapere che contribuisce al disordine e all'aumento dei costi del servizio, così come non può non sapere di contribuire all'inquinamento ed al peggioramento del traffico chi usa l'auto in città per spostamenti di 300 o 400 metri.
Occorre che, accanto al giusto richiamo per il servizio pubblico che non raccoglie la carta per terra, ci si preoccupi sempre più che quella carta a terra non arrivi.
In considerazione del fatto che siamo anche all'inizio dell'anno scolastico, sia questo anche un incitamento alla scuola affinché dia un rinnovato spazio all'educazione civica fondamento dello stare insieme in comunità.