Il compito di stilare un "bilancio di mandato" dal punto di vista del Presidente del Consiglio non è semplice. Gli Amministratori e i Consiglieri infatti valutano il periodo trascorso presentandone le realizzazioni, le opere pubbliche, i servizi, le manifestazioni, o, eventualmente, evidenziandone aspetti che ritengono critici, ritardi, incompletezze, difetti. Ci si misura comunque su "cose".
Il Presidente del Consiglio ha delle funzioni assai meno concrete e misurabili ed è assai più arduo ma soprattutto più soggettivo presentare dei risultati e valutarne il valore.
Forse è importante come premessa ricordare quali sono tali funzioni, in termini di legge e di statuto, dal momento che la figura del Presidente del Consiglio è di istituzione relativamente recente (contemporanea all'introduzione dell'elezione diretta del Sindaco da parte dei cittadini) e quindi probabilmente poco nota.
Il Presidente del Consiglio rappresenta il Consiglio Comunale (che, insieme al Sindaco, oggi eletto direttamente, è l'espressione della Cittadinanza tutta) in tutte le occasioni ufficiali; il Testo Unico degli Enti Locali, ripreso nello Statuto del Comune di Chieri, gli attribuisce, fra gli altri, i poteri di convocazione e direzione dei lavori delle attività del Consiglio e il compito di assicurare una adeguata e preventiva informazione ai gruppi consiliari ed ai singoli consiglieri sulle questioni sottoposte al Consiglio. Come si vede facilmente dai testi oltre ad alcuni compiti precisi (convocare, presiedere, dirigere l'assemblea) vi è uno spazio ampio di azioni non definite e discrezionali che attengono all'informazione e alla rappresentanza, che vanno interpretate quotidianamente per garantire al meglio delle proprie possibilità il raggiungimento dei fini previsti.
Non dovrebbe essere l'interessato normalmente a tracciare il bilancio del proprio mandato su temi che tanto si prestano a giudizi soggettivi e politici. Tuttavia in tempi in cui è sempre più arduo disporre di un 'informazione indipendente i lettori sono smaliziati e sapranno valutare correttamente lo scritto e lo scrivente, che pure cercherà di essere assolutamente imparziale.
Due dati sono comunque assolutamente obiettivi: l'approvazione del nuovo Statuto e del collegato Regolamento. Erano questi atti dovuti, in quanto le nuove leggi sulle Autonomie locali attribuiscono più poteri al Sindaco, forte di un'investitura diretta da parte dei cittadini, e alla Giunta che Presiede, ma tendono a bilanciare questo rendendo il Consiglio un po' più "controparte" dell'Amministrazione. Il Sindaco così non ne è più il Presidente, e il Consiglio deve dare un avallo esplicito ai programmi via via proposti, fornire gli indirizzi "quadro" secondo i quali procedere, controllarne e approvarne la realizzazione. Consiglio dunque con maggioranza collegata e dunque "amica" del Sindaco ma non identificato con esso, e suo "controllore". Per trasferire questi elementi nello Statuto, insieme a quelli relativi alla partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa secondo forme precise (definite "istituti della partecipazione) i Capigruppo prima e i Consiglieri poi hanno svolto un lungo meticoloso e impegnativo lavoro; al punto che sui tempi impiegati per portarlo a compimento si è anche aperta una piccola e garbata polemica da parte di qualche isolata voce dell'opposizione. Ritengo però che le motivazioni fossero ben valide, in quanto si è cercato di fornire uno strumento che davvero fosse capace di coniugare fondamentali esigenze di partecipazione e trasparenza con quelle anch'esse assai importanti di efficienza della macchina comunale.
Il resto, come detto sopra, è "quotidianità". Il cittadino che valuta, positivamente o criticamente, quanto realizzato dall'Amministrazione, il cittadino che non riesce a evitare il sospetto che "dietro" ci sia sempre corruzione, o inefficienza, o tutte due, molto spesso non sa quale sia la complessità delle procedure necessarie per arrivare a ciascun risultato "visibile" dai più semplici ai più imponenti. Non si tratta però di ottusità burocratica: si tratta di bilanciare la doverosa ricerca di efficienza e rapidità con la irrinunciabile esigenza di controlli amministrativi e politici che garantiscano ai cittadini la correttezza di quanto si opera. I passaggi da superare però diventano necessariamente molti, le scadenze si fanno spesso minacciosamente vicine e fra chi deve realizzare i programmi e chi ha il compito di controllare succede a volte qualche tensione. Gli uni spingono per superare "al volo" i passaggi consiliari, gli altri chiedono più tempo per capire, più informazioni, più approfondimenti. Il Presidente, "super partes", o che almeno si sforza di esserlo, deve mediare queste istanze, garantire gli uni senza sottrarre nulla delle prerogative degli altri, assicurare la massima conoscenza della materia ma non rallentare, se possibile, l'azione amministrativa.
Colto questo nodo risulta chiaro perché è difficile, come detto all'inizio, un bilancio di mandato. Ciò che mi pare di poter dire è che sono stato criticato da una parte e dall'altra, per gli uni troppo garantista per gli altri troppo poco tutore della completezza di informazione. Nella difficile posizione di equilibrio che mi trovavo a ricoprire credo di aver scontentato in modo "bipartisan": questo in sé non garantisce grandi capacità ma spero valga a evitarmi l'accusa di faziosità, e mi consenta di considerare non troppo severamente il mio personale bilancio di mandato.