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POLO CULTURALE
L’insieme di edifici facenti parte dell’ex complesso industriale denominato “Cotonificio Felice Tabasso” è stato recentemente ristrutturato con tutta una serie di interventi architettonici che hanno interessato profondamente il complesso industriale per trasformarlo in Polo Culturale polivalente della Città di Chieri.
Il locale oggi destinato ad ospitare eventi espositivi , situato al primo piano dell’edificio principale , fu costruito appositamente per una funzione fondamentale del ciclo produttivo industriale del cotonificio che era il “controllo pezze”, indispensabile operazione conclusiva legata alla qualità dei prodotti tessili prima della loro immissione sul mercato.
La necessità di ampi spazi e di grande quantità di luce naturale per questa funzione ha determinato la realizzazione architettonica di una sala rettangolare avente una superficie completamente libera di circa 280 metri quadrati con copertura vetrata a “denti di sega” (shed) ed ampie finestrature poste sulle due pareti longitudinali. Si è venuto così a creare un ambiente dotato di una forte tipizzazione e non privo di interessante originalità nell’ambito architettonico industriale. Contrariamente ad altre parti del complesso, questo ambiente è stato conservato nella sua dimensione primigenia anche per la nuova destinazione funzionale di sala espositiva mantenendo addirittura la pavimentazione originale assurta a testimonianza storica di materiali costruttivi risalenti alla prima metà del secolo scorso , così come si può verificare dall’osservazione attenta di una fotografia che è stata ritrovata nella Sezione Storica Locale della Biblioteca Civica di Chieri.
Un “tribunale” per l’allestimento espositivo.
L’immagine fotografica a colori fa parte di un opuscolo promozionale edito nei primissimi anni sessanta del Novecento dallo stesso cotonificio Felice Tabasso ed è diventata fonte di ispirazione progettuale relativa all’allestimento espositivo della mostra attuale.
La “sala controllo pezze” era perennemente ingombra di tessuti stesi su particolari apparecchiature chiamate “tribunali” che, strutturalmente, somigliavano a complicate griglie verticali fornite di retroilluminazione sulle quali venivano stese e fatte scorrere meccanicamente le pezze di tessuto da controllare e giudicare qualitativamente (da ciò il termine “tribunali” dato a queste apparecchiature e il termine “sala del tribunale” affibbiato popolarmente alla sala controllo pezze dalle nove addette giornalmente a questa mansione).
Ricreare visivamente l’effetto di teli stesi su griglie - effetto originale connaturato con questa sala - ha determinato la scelta progettuale di suddividere semplicemente il grande e difficile spazio vuoto in volumetrie più corrette, necessarie per collocare le opere d’arte facenti parte del patrimonio artistico della Collezione di proprietà del Comune di Chieri in una neutra e corretta prospettiva museale: installazioni tridimensionali resilienti e immagini parietali bidimensionali hanno così trovato spazi e superfici particolari per ricreare “atmosfere tessili” proprie di questa sala, che sin dalle origini non si è mai mostrata nella sua rigida vastità architettonica, ma ha sempre offerto ai visitatori la curiosità della scoperta con prospettive diverse ottenibili soltanto col “camminare” in mezzo ai “tessuti stesi”.
E’ così nato un percorso espositivo il quale, partendo dal vestibolo d’ingresso (piccola sala dedicata all’artista Marta Nieuwenhuijs che con le sue opere ha dato l’avvio alla Collezione), conduce liberamente alla fruizione visiva delle altre opere della Collezione Civica di Fiber Art. La Collezione è ormai talmente ricca sia per numero sia per qualità delle opere, che in questa sala non ha potuto trovare accoglienza completa tanto che la Direzione Artistica ha suddiviso l’esposizione stessa in due ambienti utilizzando per una parte di opere anche i locali dell’Imbiancheria del Vajro dove, tra affascinanti e antiche macchine tessili, continua il percorso di scoperta e conoscenza dell’intero “corpus”.
Arazzi, quilt, abiti oggetto, arte da indossare e installazioni si lasceranno ammirare in questi spazi dove il filo conduttore che idealmente accomuna e lega il tutto è affidato ai “cartellini “ i quali, volutamente studiati “grandi e leggibili”, oltre ad identificare esaustivamente le singole opere forniscono una scheda sintetica per ogni artista facente parte della Collezione.
Architetto Fiorenzo Tiberio
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