TESTO CRITICO
Erano gli Anni Settanta quando Gianni Demo, già attore di teatro, illustratore e artista in ogni piega del suo sentire, approdava alla tecnica dell’arte incisoria.
Vi giunse con la medesima estatica attrazione del discepolo che trova improvvisamente il suo guru, e con lui intraprende, senza remore e con spasmodica, severa tenacia, l’iniziatico viaggio verso inesplorate regioni dello spirito.
L’incisione fu così per Demo - come ebbe a scrivere nel suo testo introduttivo al catalogo della prima Triennale da lui ideata - “una tecnica scabra ed essenziale, ben lontana dai clamori delle altre arti, che vuole l’artista “solo” a dialogare fra la punta e il metallo” - un’espressione di antiche e solide tradizioni, attraverso cui inoltrarsi lungo sentieri dalle infinite possibilità.
Un patrimonio da salvaguardare e trasmettere che lo vide dar vita al laboratorio di via Avezzana, punto di riferimento per allievi e appassionati, ben presto officina di ricerche e sperimentazioni frequentata da artisti e intellettuali interessati al confronto, al dibattito, all’esperienza in progress, tanto da creare a Chieri un qualificato punto di riferimento per l’incisione contemporanea.
Una cerchia andata poi allargandosi e vivificandosi di nuove idee, con l’apertura, insieme agli amici Anna e Sergio Rosso, della Galleria Associazione Culturale il Quadrato che oggi cura e presenta nella sede di Palazzo Opesso questa mostra: testimone della continuità di un sogno tenacemente inseguito da Gianni Demo fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2001.
La rassegna, che vede riuniti autori italiani e stranieri ben rappresenta, nel suo percorso mirato a far dialogare gli incisori locali con altri protagonisti italiani ed europei, lo spirito che ha animato e anima il lavoro svolto in questi anni dal maestro e dal suo gruppo; propone infatti quella cerchia legata al suo Laboratorio, in parte artisti che ormai hanno affrontato un cammino proprio, accanto ad allievi storici e nuovi di una scuola che ne ha raccolto proficuamente l’eredità.
Inoltrandoci dunque nell’itinerario, incontriamo, nel percorso dedicato al laboratorio, presenze come Franco Menegon, Maurizio Sicchiero, Maurizio Maletti, Roberto Gelso, le cui esperienze hanno mosso i passi proprio dopo una lunga frequentazione della fucina chierese; attualmente sono presenti con una propria collocazione in ambito nazionale. Si è ritagliato un pregevole spazio anche Salvatore Simone che oggi prosegue l’insegnamento avviato da Demo, condiviso per alcuni anni con Luciana Francone.
Altri nomi si aggiungono: quelli delle acquafortiste Jessy Jacob e Maria Luisa Vicentini, quindi Laura Gavinelli, che da anni si dedica alla rappresentazione di luoghi di archeologia industriale di Chieri; vi si affiancano poi le nuove presenze di Sergio Boujeat, con i suoi temi messicani, e Beatrice Pirocca impegnata in indagini architettoniche.