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Nei secoli I e
II dopo Cristo, la Chieri romana, con il
nome
di Carreum
Potentia, vive un periodo di prosperità.
La cristianizzazione di Carreum è attestata
nel V secolo dalla lapide di Genesia (anno 488).
Non
si hanno più notizie certe su Chieri
fino al X secolo, quando la ritroviamo feudo del
vescovo di Torino. Nella prima metà del
secolo XI, il vescovo Landolfo cinge di mura la
città (allora
limitata al colle di San Giorgio e alle zone circostanti),
la munisce di una torre i cui resti sono inglobati
nel campanile di San Giorgio e costruisce
fuori dalle mura, nella pianura, una chiesa dedicata
alla Madre di Dio. Successivamente, nel medesimo
luogo fu edificato il Duomo, la cui cripta è l’unico
resto della chiesa landolfiana.

Vengono edificate numerose torri (donde il
noto appellativo di “Chieri dalle cento
torri”) che servono da osservatorio
e da difesa alle famiglie dei vassalli del
Vescovo.
Alleata d’Asti, combatte contro
Guglielmo V di Monferrato; ma questi, imparentato
con l’imperatore Federico I Barbarossa,
se ne vendica. Nel gennaio dell’anno
1155 Barbarossa occupa la città devastandone
le torri e le fortificazioni.
Durante il XII
secolo, la città va rendendosi sempre
più indipendente dall'autorità vescovile;
la Repubblica (cioè il comune) Chierese
si dota di ordinamenti giuridici ed amministrativi.
Viene costruita la Chiesa di San Leonardo,
poi sede dei Templari e in seguito dei Cavalieri
di Malta.
Con il
XIII secolo, la Repubblica Chierese attraversa
un periodo di grande prosperità e ha
poco da invidiare, per splendore ed importanza,
alle ben più famose Genova, Asti e Pisa.
Piazza Mercadillo (attuale piazza Mazzini)
è il cuore civile e politico della città.
Nel
1203 fonda il borgo di Villastellone, sulla
strada per Carignano.
Nel 1238 viene nominata “camera
speciale” da Federico II di Svevia, rimanendo
soggetta soltanto alla diretta quanto remota
autorità dell'imperatore.
Chieri, tuttavia, non
ha ancora perfezionato il proprio processo
d'autonomia che già prendono vigore
le lotte intestine. L'oligarchia cittadina è divisa
in due fazioni, la Società di San Giorgio
o del popolo chierese (“Societas Populi”)
e la Società dei Militi (“Societas
Militum”), legata alla potente ed antica
famiglia dei Balbo.
Alla fine del secolo XIII,
la Repubblica Chierese afferma il proprio dominio
sulle terre e sui castelli vicini e costruisce
la sua seconda cerchia di mura.
A causa delle sempre più violente lotte
fra le fazioni cittadine, il
Comune ha ormai imboccato il viale del tramonto.
Così nel 1339
i chieresi si danno come sudditi al re Roberto
d'Angiò, al quale concedono che metà del
territorio chierese vada in feudo al principe
Iacopo di Savoia-Acaia. Nel 1347, finita la
dominazione degli Angiò in Piemonte,
Chieri passa completamente a Iacopo d' Acaia
e successivamente, estintasi la linea degli
Acaia, al ramo principale dei Savoia.
Nel XIV
secolo è presente in città un
folto gruppo di eretici catari e viene condannato
al rogo l'eretico Giacomo Ristolassio (1395).
In quegli anni le bande di Facino Cane devastano
il territorio di Chieri.
Fra XIV e XV secolo
nasce il movimento penitenziale dei Battuti
bianchi. Sempre al XIV secolo risale la costruzione
della chiesa di San Domenico.
Il XV secolo,
finite le discordie intestine, segna per Chieri
un periodo di prosperità economica e
di particolare fioritura artistica.
Vengono riedificate
le chiese di San Giorgio e di Santa Maria,
l'odierno Duomo, rimaneggiato l'adiacente battistero
ed affrescata la cappella dei Gallieri. Viene
ricostruita anche l'antica San Leonardo, con
l'annesso Ospedale di Santa Croce. Nasce in
città l'Università del fustagno,
voluta dai mercanti-imprenditori per difendere
dalla concorrenza internazionale l'esportazione
delle stoffe di cotone di produzione locale.
I ricchi mercanti favoriscono l'arrivo in città di
capolavori dell'arte fiamminga.
Nel 1494 e l’anno
successivo il re di Francia Carlo VIII passa
da Chieri durante la sua avventura militare
in Italia, come ricorda una lapide in via Vittorio
Emanuele II.
Con il XVI secolo si succedono epidemie
di peste, guerre, devastazioni. Dal 1551 al
1562 Chieri rimane sotto il dominio francese.
Alcuni
chieresi aderiscono alla Riforma protestante,
che è decisamente avversata dal duca Emanuele
Filiberto.
A fine secolo viene costruito l'Arco
sulla via principale in onore di Emanuele Filiberto
e di Carlo Emanuele I.

Ancora la peste, con la grande epidemia del
1630,
segna il XVII secolo, il quale tuttavia registra
una nuova fioritura artistica di Chieri. Si
costruiscono le chiese ed i conventi di San
Filippo, Sant'Antonio, della Pace, di S. Margherita,
dell'Annunziata. La collina si popola di ville
patrizie.
Nel XVIII secolo, Chieri si arricchisce
di nuovi capolavori, primo fra tutti la cupola
di San Bernardino, di Bernardo Antonio Vittone.
Vengono anche costruite le chiese dell'Ospizio
e dell'Orfanotrofio, nonché quella,
splendida ma purtroppo andata distrutta, di
Sant'Andrea, del celebre Filippo Juvarra. Riedificate
in forme barocche sono la chiesetta di Santa
Lucia e la cappella della Madonna delle Grazie
in Duomo.
Durante il dominio napoleonico viene
impiantato il grande stabilimento tessile dei
Levi nel soppresso convento delle Carisse.
Numerosi altri opifici nascono nell’Ottocento,
specialmente nella seconda metà, quando
i prodotti chieresi ben figurano nelle fiere
internazionali del settore tessile.
Nel 1850
si distruggono le vecchie porte medievali e
si privatizzano le mura, entro le quali la
città è ancora
interamente contenuta.
Nel 1871 proprio le esigenze
del commercio di stoffa portano alla costruzione
del tronco ferroviario Chieri-Trofarello, che
permette di raggiungere più velocemente l’Italia
e l’Europa.
Nella zona della stazione ferroviaria nasce
il primo quartiere fuori le mura.
Nel
1878 la frazione di Santena si stacca da Chieri
diventando Comune autonomo.
Dalla metà del
secolo nascono le prime Società operaie;
nel 1888 sorge la Società di Previdenza
ed Istruzione, con il primo nucleo della Biblioteca
Civica.
Nel Novecento continua la vitalità delle
tessiture, che vengono elettrificate a partire
dal 1909.
Il Fascismo irrompe nella storia di
Chieri dopo il susseguirsi di due Giunte Socialiste.
Durante la Seconda Guerra Mondiale la città
non subisce bombardamenti. Nel dopoguerra
la popolazione sale dai
14.000 ai
30.000 abitanti
a seguito
di
una massiccia immigrazione
dal Veneto e dal Sud Italia. Il centro storico,
popolato dai nuovi cittadini e in parte abbandonato,
è oggetto di forme di degrado.
Sorgono i primi condomini di cinque-sei piani.
La crisi
dell’industria tessile colpisce più volte
la città, che resiste e si riprende.
Alla fine del secolo una nuova consapevolezza
del patrimonio storico-artistico ereditato
nei secoli porta gli enti pubblici e quelli
ecclesiastici ed i privati ad
una serie di restauri
che migliorano l’aspetto complessivo
di Chieri. Intanto, l’abitato si espande
a macchia d’olio, parzialmente programmato
dai piani regolatori. Si avvia la costruzione
dell’area industriale in zona Fontaneto. La
viabilità si
rivela un grave problema che si mitiga
grazie all’apertura di nuovi collegamenti.
Oggi la città ha superato
i 33.000 abitanti ed è al centro di
un vasto bacino di sviluppo di servizi ed attività economiche.
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