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Donne al sicuro: le Rosine di Chieri

Alla lettera R del registro del censimento per l’anno 1823 notiamo una lunga lista di nomi: si tratta di donne che abitavano nel Ritiro delle Rosine.
Oggi questo nome ci suggerisce una via di Chieri e una di Torino, nulla più.

Però fino a cento anni fa, fino al 1920, un grande edificio che spicca nel centro
storico di Chieri ospitava una grande famiglia di persone unite solidalmente sotto uno stesso tetto e regole comuni.

La fondazione della casa si deve a Rosa Govone, nata a Mondovì Breo nel 1716, morta a Torino nel 1776. 

 
 

Di famiglia di piccola nobiltà, povera; divenne terziaria domenicana ed ebbe l’idea di fondare case per ospitare donne prime di mezzi ed emarginate, assicurando loro un tetto e l’autosostentamento grazie ai lavori di cucito, ricamo e vendita di tessuti. Il motto della fondazione era “Vivrai dell'opera delle tue mani”.

Le case si moltiplicarono, nel 1755 Rosa giunse a Torino, benvoluta dalla contessa Richecourt e dal sovrano di Sardegna: la casa delle Rosine della capitale, divenuta collegio, è tuttora in attività. Nel 1796 le Rosine giunsero anche a Chieri, dove furono ospitate in un palazzo della nobile famiglia Turinetti di Priero, come recita una lapide posta sulla facciata. L’edificio era dotato di ampie sale e di locali adatti alla vita comune e alla preghiera, una cappella sita al piano terreno.

Nel 1920 le Rosine lasciarono Chieri, la casa fu acquistata dal sindaco Giovanni Davico e divenne edificio di abitazione civile e sede di piccole manifatture. Nel 1927 la facciata venne rifatta in stile neoclassico.
Le carte delle Rosine di Chieri purtroppo si persero nei bombardamenti torinesi della seconda guerra mondiale: la storia di 124 anni di presenza a Chieri è solo parzialmente ricostruibile nell’archivio comunale. Almeno conosciamo i nomi delle numerose ospiti del Ritiro: nel 1823 erano più di cinquanta. La loro età variava dai 13 di Anna Martucchi di Buttigliera ai 71 di Maria Prina di Torino. Venivano da Chieri, Fossano, Castell’Alfero, Savigliano, Canale, Riva, Carignano e molte altre località. Che sorte hanno avuto queste donne? Per ognuna ci vorrebbe una ricerca accurata, che rimandiamo agli studiosi. Supponiamo che alcune si procurarono faticosamente una dote e si maritarono, altre vissero laboriosamente nel ritiro fino alla morte, probabilmente sotto strette regole di vita e forse non sempre in armonia, ma almeno al sicuro: donne di origine umile, che in città erano certo conosciute e apprezzate per i fini lavori sartoriali che producevano.

Una curiosità: la sorella di Silvio Pellico, Giuseppina, per lungo tempo fu maestra e superiora del Ritiro. La nostra città ricorre sovente, quindi, nell’epistolario del celebre scrittore. Del resto, il fratello Luigi (morto nel 1841) risiedeva anch’egli a Chieri in una piccola proprietà nota come Tetto Pellico, sita nella frazione di Madonna della Scala. Infine, l’altro fratello, Francesco (1802-1884), sacerdote gesuita, dal 1874 abitò per un decennio nella Casa di Chieri della Compagnia di Gesù.

 

Scheda tecnica

 

Segnatura archivistica: articolo 111, paragrafo 1, volume 52,  Censimento del quartiere Albussano
Datazione del documento: anno 1823
Forma: registro in forma di rubrica
Lingua: italiano
Restauri: nessuno
Mostre: nessuna
Bibliografia:Casimiro TURLETTI, Vita di Rosa Govone fondatrice del regio istituto detto delle Rosine, Torino 1876

 
 

Informazioni

E-mail: archivio@comune.chieri.to.it
Tel. 011.9428404