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OPERE PUBBLICHE


PIAZZA CAVOUR

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Piazza Cavour: El Pian ch'a monta
 

Una piazza, tanti nomi, tanti usi

La denominazione della piazza è cambiata più volte nel tempo: l'analisi dei diversi nomi è interessante, perché ben riflette e rappresenta l'epoca storica e l'uso a cui la piazza era principalmente adibita. 

Numerosi sono gli avvenimenti storici di cui fu teatro o cornice, ad esempio: l'inaugurazioneOspizio Generale della Carità, con processione e cena per i poveri serviti da dame e cavalieri su tavoli imbanditi (1718-1719 circa); la partenza delle truppe franco-piemontesi per il fronte lombardo nella II Guerra d’Indipendenza (1859); il primo comizio, dopo la liberazione della città dai fascisti, dal balcone del palazzo Balbiano, tenuto dal comandante Barbato e dal capitano Negro (19 aprile 1945). Del resto, la piazza era lo spazio più grande disponibile in città, prima che venisse abbattuta la chiesa di San Francesco creando l'attuale piazza Dante: era quindi il luogo adatto allo svolgimento dei fatti più importanti, quelli che richiedevano la partecipazione delle masse, ma allo stesso tempo quello più animato della città, dove si svolgeva la vita quotidiana. Nella piazza avevano luogo:

  • comizi dei partiti
  • celebrazioni religiose
  • capolinea di bus, omnibus, taxi
  • la vita quotidiana
  • mercati
  • fiere
  • manifestazioni culturali
  • vita mondana: i bar eleganti (i caffè) con i loro tavolini all'aperto, piani specialmente nei giorni di festa

Piazza Sant'Antonio

Nella piazza sorgono ancora oggi la chiesa costruita dai Gesuiti nel XVIII secolo, su disegni di Filippo Juvarra (1678-1736) e il convento di Sant'Antonio, ristrutturato da diversi anni e oggi sede di attività commerciali.
Ma dell'antica chiesa gotica a tre navate allora esistente rimane solo il campanile sul lato di piazza Cavour. La chiesa era annessa all'Ospedale di Sant'Antonio e dava ospitalità ai pellegrini diretti a Roma o in Terra Santa. Nella piazza non esisteva ancora, quando Borgonio realizzò il disegno, la chiesa di San Bernardino. Ecco, quindi, che era la chiesa di Sant'Antonio a dare il nome alla piazza.

Piazza d'Armi (o piazza d'Arme)

Gli ultimi anni del secolo XVIII gli urbanisti progettarono un intervento di riplasmazione urbana,  per dare una moderna dimensione al concentrico antico, che con il suo residuo carattere medioevale appariva antiquato e minuscolo.
Furono quindi riconcepite una piazza ed una via (Piazza D’Arme e Via Palazzo di Città), per ridimensionare la città: per il gusto del '700 e per gente che viaggiava all'estero, quei tre o quattrocento metri di Contrada Maestra, la quale al di là delle porte immetteva in aperta campagna, dovevano apparire paesani e miseri.
Ormai quasi tutte le famiglie chieresi partecipavano alla vita burocratica torinese e i discendenti di banchieri e mercanti erano diventati baroni, conti, marchesi e duchi: nel 1783 Vittorio Amedeo III elegge i  territori di Chieri, Riva, Poirino e Banna Marchesato principesco per il figlio Vittorio Emanuele I duca d'Aosta.
Si aveva dunque la possibilità d'ideare una piazza ed una via, la vasta piazza d'armi e la larga strada rettilinea dell'ospizio (via Palazzo di Città), in figura araldica di bandiera, su cui si vennero a concentrare buona parte di quelle architetture che diedero luogo ai monumenti barocchi d'alta classe nella scena urbana chierese (Sant'Antonio, Palazzo Balbiano di Colcavagno, Chiesa delle Orfanelle).
ll nome piazza d'Arme ricorda anche che questo era il luogo in cui facevano sosta le truppe di passaggio o dove si svolgevano addestramenti militari.

Piazza della Libertà

Alla fine del luglio 1797 anche a Chieri ci fu la "rivolta del pane”, per protestare contro i rincari eccessivi. La sommossa fu soffocata nel sangue, e a più riprese gruppi di rivoltosi vennero fucilati.
Le truppe rivoluzionarie francesi arrivarono in città l'8 dicembre 1798: in quella che divenne piazza della Libertà fu eretto l’”albero della libertà", cioè un palo ornato dal tricolore francese e da vari altri emblemi, eretto per volere della Municipalità su disegno del'architetto Giuseppe Michele Vay e poi demolito. Tale denominazione durò nel periodo della dominazione francese, fino al 1814.

Da Piazza del Piano a èl pian ch'a monta

Nell'800, nella toponomastica locale, piazza Cavour è indicata Sù del pian, piazza del piano, perché allora era lo spazio più grande disponibile in città. Peccato però che fosse una definizione curiosa per una piazza in vistosa salita, e che dunque non si può certo dire pianeggiante. Si cambiò allora leggermente il nome, e tutti iniziarono a chiamarla El Pian ch'a monta, il piano che sale. Dalla piazza si imboccava  “giù’d Cher” o anche“giù ‘d contrà”, cioè via Vittorio Emanuele II, l’antica via Maestra.

Piazza Cavour

Dal 1882 la piazza fu dedicata a Camillo Benso Conte di Cavour. Il 1882 è stato un anno cruciale per la toponomastica ufficiale: come evidenti omaggi ai protagonisti e alle date simbolo del Risorgimento italiano e della nascita del Regno d'Italia: oltre a piazza Cavour nacquero via Vittorio Emanuele, piazza Mazzini, via XX Settembre, via Garibaldi.