Una piazza vivace
 
 

Pensando alla sua storia, piazza Cavour può essere definita lo spazio più vivace di tutta la città perchè negli anni ha acceso molteplici discussioni su diversi argomenti.

I suoni discordi di tante campane

Già a inizio Novecento si litigava in piazza Cavour: sul settimanale L'Arco un lettore scrive (1901):
"Credo che in nessuna città d'Italia gli abitanti siano così tormentati dai suoni discordi di tante campane come a Chieri. Quelle di Sant'Antonio poi eccellono su tutte le altre per sbattacchiare per delle ore consecutive. Domenica scorsa, per esempio, le campane di Sant'Antonio aprirono il loro repertorio alle 4,30 e, salvo qualche piccola interruzione, sbatacchiarono fino alle 11 suonate. Pare moderazione questa?".

Politeama addio

Alla fine dell'800 lo spazio a sinistra rispetto alla Chiesa di San Bernardino era occupato dal Politeama, un padiglione in legno coperto da un tendone, dove si svolgevano gli spettacoli pubblici. Nel '900 il tendone lasciò il posto al Moderno Cinema Politeama chierese.
Facile, quindi, intuire che, soprattutto a posteriori, quell'alto edificio all'angolo in stile anni 60, lasciasse qualcuno perplesso, soprattutto nel raffronto estetico con altri edifici storici della piazza e specialmente con la vicina chiesa di San Bernardino. 

Pietro Gallina e le carcasse di automobili

Nel 1972 la piazza divenne teatro di esposizione di carcasse di automobili per la mostra ideata dall’artista Pietro Gallina, alla quale i chieresi reagirono con forti proteste.

La banca nell'orto

Vivaci scontri d'opinione animarono l'opinione pubblica quando venne costruita negli anni Ottanta la nuova sede di una banca su quello che in precedenza era stato l'orto del convento dei Gesuiti.

Vecchie e nuove fontane

Anche la realizzazione dell’aiuola spartitraffico, con la fontana a 5 vasche  fece discutere parecchio i chieresi. Si trattava infatti di un elemento che divideva in due lo spazio urbano, sottomettendo completamente la piazza alle esigenze della viabilità veicolare.
Quella fontana, tra l'altro, non fu la prima della piazza: fin dal 1551 si ha notizia del "pozzo della Mina", scavato al centro dell'omonimo bastione, oltre corso Buozzi. Di qui venne costruita una canalizzazione che, nel 1775, fu allacciata a una fontana pubblica, addossata al muro di recinzione dell'orto del convento dei Gesuiti. Tra alterne vicende la fontana durò fino agli inizi del Novecento, quando la città si dotò di un moderno acquedotto. A ricordarne la memoria restò, per qualche tempo, una fontanella pubblica posta a fianco della chiesa di Sant'Antonio: fu rimossa quando si provvide alla ristrutturazione della piazza.

L'innovazione cui applaudire

Tra gli edifici meno "nobili" della piazza vi era un...gabinetto a muro, evidentemente assai frequentato ma ben poco custodito.
Così, infatti, scrive il settimanale L'Arco nel febbraio 1903:
"La giunta municipale, ad eliminare l'indecenza che presenta attualmente l'orinatoio a vecchio sistema presso il muro della chiesa di Sant'Antonio, ha deliberato di sostituirlo con un altro di nuovo sistema, a tre posti, con getto continuo di acqua".
L’"innovazione cui applaudire" venne sostituita in epoche più recenti da un gabinetto pubblico prefabbricato posto circa a metà piazza, anche al servizio di autisti e viaggiatori dei pullman intercomunali che qui facevano capolinea.

Troppi animali

La piazza ospitava anche il mercato del bestiame: buoi da lavoro o da macello, vitelli e vacche, maiali, capre, pecore, cavalli, muli: ma una popolazione animale così eterogenea causava molti inevitabili inconvenienti, tanto che all'inizio del Novecento il mercato zootecnico traslocò in piazza Dante.

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